Ponteradio

Silviaonair

Con un occhio in più, prestato all’arte performativa…

If something is boring after two minutes
try it for eight, sixteen, thirty-two, and so on.
Eventually one discovers that it’s not boring
at all but very interesting.
Cage, 1944

“Il colore mi tiene, non ho bisogno di andarlo a cercare. Mi tiene per sempre. Lo so. Questo è il senso di quest’ora felice: io e il colore siamo una cosa sola. Io sono pittore.” Paul Klee nel suo diario del 1911 dava alla sua giovinezza una forma che dall’oggetto d’arte arriva alla vita. Luca Scornaienchi, noto fumettista, ritorna a raccontare la sua attività e a dare le anticipazioni che riguardano la performance nuova che sta preparando e che si terrà a Napoli, a Castel S. Elmo il 19 dicembre prossimo, nell'ambito della mostra dedicata ad Andrea Pazienza. Ma visto che la performance è tale proprio perché non può essere raccontata, se non perdendo il senso stesso dellazione simulata, l’ostinazione sta ancora nel richiamare in campo le vicissitudini della pratica artistica. Ciascuno vive la sua identità o la sua forma nel suo essere realtà, come lo mostrò Pazienza. Scornaienchi con tutto il silenzio, anche quello mutante delle sue performance, dello stile non ha fatto uno scopo della sua vita. Come ha affermato ai nostri microfoni, ciò che dà all’arte la sua realtà non è una sorta di introspezione quasi folle, né un modo per comprendere la realtà, quanto piuttosto la comunicazione vera e propria. Quando si sale sul palcoscenico il performer mette in gioco tutto se stesso, non basta mandare l’opera, come ha fatto nel caso di Cybercrashbaby a Torino. L’opera d’arte esplode sotto le mani del fumettista, ma poi si perde nella distanza che riduce a oggetto materiale, inorganico e inerme, l’atto creativo. Anche se la performance italiana spesso risente delle influenze straniere, perché tende a imitare piuttosto che a dirigere lo sguardo verso la propria realtà di appartenenza, il perfomer dà conferma della sua originalità nel presentarsi sul palco in carne e ossa, e nient’altro. I generi diversi dell’arte sono ormai inconsapevolmente riuniti nell’essere relazionalità e non semplice comprensione del mondo. Come scrive Paolini: “Il lavoro non nasce quando stai affacciato alla finestra, ma quando, chiusala, ricordi quello che sta fuori.” La performance, in particolare, è un lavoro duro sul comportamento, una sorta di sdrammatizzazione dell’esperienza vitale. Ciò che influenza di più il progetto performativo, non è tanto la tradizione del gruppo di artisti, quanto invece l’esperienza quotidiana del singolo. Perché è nell’istante che si forma la produzione artistica del performer, quando l’arte non è un sinonimo di sovrappiù, né di illusione. Chiamo John Cage nella chiusa che manda alla vita organica la giustificazione dell’essere persona prima che artista con un motto che recita: “Il significato è nel respiro”. Se lo è lo sarà anche a Roma il 7 dicembre nella seconda edizione del Comics Contest che vedrà i migliori fumettisti d’Italia disegnare dal vivo. Imperdibile.
Silvia Redente

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